L’eziologia precisa della sindrome di Sweet rimane incerta, sebbene le ricerche attuali suggeriscano che la sua patogenesi sia legata a citochine che promuovono la chemiotassi e l’attivazione di neutrofili e istiociti. È generalmente accettato che si tratti di una reazione di ipersensibilità immunomediata scatenata da fattori preesistenti, come infezioni delle vie respiratorie superiori, processi paraneoplastici o la somministrazione di determinati farmaci. Una diagnosi accurata è essenziale perché questa condizione richiede l’esclusione di malattie sistemiche sottostanti, come
tumori occulti, che possono manifestarsi con lesioni cutanee atipiche sul dorso delle mani. Il trattamento standard di prima linea è costituito da corticosteroidi orali. I pazienti in genere rispondono rapidamente: i sintomi sistemici e il dolore si attenuano entro le prime ore dall’inizio del trattamento e le lesioni cutanee si risolvono in meno di una settimana. In questo caso specifico, l’insorgenza improvvisa delle lesioni ha reso necessaria una rigorosa diagnosi differenziale per escludere condizioni come orticaria, dermatite da contatto, necrolisi epidermica tossica e lupus cutaneo. L’integrazione dell’anamnesi clinica, dei risultati di laboratorio e dei riscontri istopatologici conclusivi della biopsia ha permesso all’équipe medica di stabilire una diagnosi definitiva di sindrome di Sweet, garantendo così alla paziente un trattamento mirato appropriato.
