Quella sera, ho chiamato Richard.
"Mi piacerebbe che veniste tutti a cena."
"Pensavo fossero scomparsi."
Esitò.
"Mamma, Emily è lì? Clarissa mi ha detto che era turbata per qualcosa ed è andata via con te."
"Lei lo è."
Un'altra pausa.
"Va bene, ci saremo."
***
Quella sera, ho passato quasi un'ora ad apparecchiare la sala da pranzo.
"Va bene, ci saremo."
Alle sei del pomeriggio, la stanza era ricoperta da quasi 200 orsacchiotti di peluche fatti a mano.
Tutte le sedie tranne quattro.
Ogni davanzale.
Ogni ripiano.
Il tavolo stesso era quasi scomparso sotto di loro.
Ognuna di esse portava con sé una piccola storia scritta a mano.
La stanza era ricoperta da quasi 200 orsacchiotti di peluche fatti a mano.
Il campanello suonò.
Emily mi stava accanto.
Aveva con sé un solo orsacchiotto.
Il piccolo orsetto del nastro blu.
Aveva deciso di rimanere a casa.
Richard entrò portando la torta di mele.
Clarissa la seguì.
Aveva deciso di rimanere a casa.
Lei sorrise educatamente mentre varcava la porta d'ingresso.
Poi volse lo sguardo verso la sala da pranzo.
E urlò.
Richard ha quasi fatto cadere la torta.
Emily istintivamente allungò la mano verso la mia.
Clarissa rimase a fissarlo senza battere ciglio.
"È impossibile."
Clarissa rimase a fissarlo senza battere ciglio.
Non ho detto nulla.
Non ancora.
Si diresse lentamente verso la porta.
I suoi occhi si spostarono per la stanza.
"Allora..." La sua voce tremava. "Li hai trovati?"
Alla fine ho parlato.
"NO."
